
11 Giugno 2020
Un futuro più giusto è possibile, in Italia
Promemoria per il “dopo” Covid-19 in Italia
Le pandemie hanno sempre costretto gli esseri umani a rompere con il passato e a immaginare il loro mondo da capo. Questa non è diversa. È un portale, un cancello tra un mondo e un altro.
Possiamo scegliere di attraversarlo trascinandoci dietro le carcasse del nostro odio, dei nostri pregiudizi, l’avidità, le nostre banche dati, le nostre vecchie idee, i nostri fiumi morti e cieli fumosi.
Oppure possiamo attraversarlo con un bagaglio più leggero, pronti a immaginare un mondo diverso.
E a lottare per averlo
Arundhati Roy, Aprile 2020
Le domande aperte Come contenere la caduta di capacità produttiva e l’aumento delle disuguaglianze dovuti alla crisi Covid-19? Come assicurare la “distanza fisica” necessaria senza “distanza sociale” e senza impedire la democratica espressione del dissenso? Come costruire da subito un “dopo” più giusto, a cominciare dalle tutele sociali, dalla redistribuzione delle perdite e da un uso equo dei massicci fondi pubblici previsti per affrontare la crisi? Come evitare che il ritrovato riconoscimento e la legittimazione di ciò che è “pubblico” degeneri in uno statalismo autoritario? Come evitare che sotto la bandiera ambigua del “progresso digitale” e di “grandi piani di investimento” passi un’ulteriore concentrazione del controllo privato della conoscenza, e una mortificazione di democrazia, società civile e imprenditorialità produttiva? Come trasformare i nuovi squilibri sociali, i cambiamenti nelle preferenze e l’accelerazione della trasformazione tecnologica in un cambio di rotta verso la giustizia sociale e ambientale? Quali sono gli avversari di questo cambio di rotta e con quali forze e alleanze batterli? A quali obiettivi strategici e proposte dare priorità, nel breve e nel medio-lungo termine? Sono queste le principali domande che muovono oggi l’impegno del Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD), un’alleanza di otto organizzazioni di cittadinanza attiva e del mondo della ricerca accademica e istituzionale che raccoglie oltre 80 membri e partner di progetto. Abbiamo appena presentato il nostro schema concettuale e le nostre proposte nel libro “Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale” (Il Mulino) e in un Documento sugli effetti della crisi. Questo breve saggio ne riassume i punti principali; è disponibile anche in lingua inglese ed è stato quindi scritto per una platea non solo italiana. Di seguito, muoviamo dall’identificazione delle principali disuguaglianze e debolezze strutturali rese eclatanti dalla crisi. Nonostante l’incertezza sistemica ancora dominante, cerchiamo poi di individuare i possibili cambiamenti sociali, economici e istituzionali avviati dalla crisi, per cogliere le numerose biforcazioni che si aprono e sintetizzarle in tre scenari: Normalità e Progresso, Dinamica Autoritaria, Un Futuro più Giusto di Prima. Affinché quest’ultimo scenario prevalga, proponiamo sette cose da fare subito e cinque obiettivi strategici, fatti di proposte concrete. E’ un obiettivo alla nostra portata, ma solo se alla visione e alle proposte si accompagneranno alleanze robuste che attraversino la società e una mobilitazione sociale organizzata. Disuguaglianze e tendenze Dovrà essere rigorosamente investigato in quale misura l’avvio stesso della pandemia poggi su gravi distorsioni dello sviluppo. Ma intanto sono certe le gravi fragilità e disuguaglianze che hanno amplificato la sua diffusione e i suoi effetti sanitari, economici e sociali. Erano state investigate dal ForumDD prima della crisi. Si tratta di fragilità e disuguaglianze di natura globale o tipiche dell’Italia. A livello mondiale osserviamo: assoluta impreparazione alla pandemia, connessa a un’esasperata privatizzazione della conoscenza; fallimento della cooperazione politica internazionale; prolungato stallo dell’Unione Europea (con eccezione della sua unica istituzione federale, la BCE) prima che la Commissione Europea avanzasse proposte significative, assumendo una responsabilità collettiva per il finanziamento della ripresa; una diffusione senza precedenti, attivamente promossa da scelte politiche, del lavoro precario e irregolare su cui ogni crisi si riflette immediatamente; forti disuguaglianze territoriali, dalla copertura digitale, alla scuola, alla cura della salute, alla mobilità; elevata quota di popolazione senza margini di risparmio per reggere anche poche settimane senza entrate. Altri fattori sono propri dell’Italia: un sistema polarizzato di piccole e medie imprese, con una larga parte che sopravvive compensando la bassa produttività con salari bassi o irregolarità, e che non ha margini per reagire; disinvestimento nella sanità pubblica e in particolare in presidi territoriali che combinino salute e welfare locale; pubbliche amministrazioni arretrate e inefficaci, con eccezioni non sistematiche; un decentramento male attuato (ma necessario). Sarebbe irragionevole di fronte a tutto questo non reagire allo shock cambiando rotta. Eppure è ciò che rischia di avvenire. Al fine di prefigurare i diversi alternativi scenari di fronte a noi, dobbiamo prima individuare, per quanto incerte siano, le principali tendenze avviate dalla crisi. Certo, la crisi distrugge capacità produttiva e carica le pubbliche finanze di nuovi grandi oneri, richiedendo una politica che redistribuisca in modo equo questi costi. Ma, al tempo stesso, la crisi destabilizza vecchi equilibri e apre molte nuove biforcazioni:- La rottura delle catene internazionali del lavoro può penalizzare le nostre esportazioni, ma può anche offrire opportunità alle produzioni nazionali.
- L’improvviso riconoscimento di un vasto insieme di “lavori invisibili” – lavori precari, lavori materiali non specialistici, lavori affidati a immigrati o migranti – necessari per la produzione di beni e servizi “essenziali”, può accrescere il loro potere negoziale.
- La modifica delle preferenze a favore di servizi fondamentali e di prodotti di prossimità (agro-alimentare, turismo, energia) apre opportunità di nuove imprese e buoni lavori, anche in aree marginalizzate nel precedente quarantennio, e accresce la consapevolezza dei legami fra giustizia sociale e ambientale.
- L’accelerazione della trasformazione digitale può agire in direzioni assai diverse: può accrescere – sta già accrescendo – la già grande concentrazione di conoscenza, potere e ricchezza nelle mani di mega-imprese digitali, ovvero può essere impiegata per accrescere l’accesso e la diffusione della conoscenza; può produrre un’ulteriore frammentazione del lavoro o essere usata per accrescere autonomia e responsabilità delle persone che lavorano; può condizionare la formazione delle nostre preferenze e accrescere la sorveglianza, limitando la nostra libertà, ovvero può promuovere nuove forme di creatività e mutualismo, accrescendo la nostra libertà; può migliorare la cura della salute e la prevenzione per tutti, o essere usata per disumanizzare cura della salute e servizi sociali.
- Il ritorno di riconoscimento e legittimazione per ciò che è “pubblico”, può evolversi in tre distinte direzioni: uno Stato supino alle decisioni pseudo-tecniche di pochi nascoste sotto il velo del mercato; uno Stato dirigista, autoritario e punitivo; ovvero, una piattaforma democratica dove i sentimenti, interessi e saperi del lavoro e della cittadinanza hanno voce e trovano soluzioni di compromesso attraverso un confronto acceso, informato, aperto e ragionevole: ciò che alcuni chiamano “sperimentalismo democratico”.
- La resistenza politica a finanziare un reddito di emergenza per chi è privo di ogni tutela e di redditi alternativi, una categoria che comprende in modo sproporzionato migranti/minoranze.
- La retorica sullo “smart working” e sull’”insegnamento a distanza”, cieca alle condizioni necessarie affinché queste “digitalizzazioni” migliorino la qualità della vita, dello studio e del lavoro e riducano le disuguaglianze.
- La resistenza a costruire la ripresa delle attività attraverso una governance condivisa fra imprese, lavoro e governi locali che garantisca condizioni di sicurezza.
- La “cucina” dei sacrosanti provvedimenti per dare liquidità alle imprese, disattenti alle esigenze delle stesse imprese e all’opportunità di costruire un loro patto con la società che promuova obiettivi ambientali e sociali.
- La retorica delle “disuguaglianze”, accompagnata dalla vecchia logica di compensare quelle disuguaglianze per mezzo di sussidi, non cambiando i processi di formazione della ricchezza e gli equilibri di potere.
- Il comportamento schizofrenico verso tutto ciò che è pubblico, riscoperto e rilegittimato come essenziale per le nostre vite, ma subito confinato da molti in un ruolo di passivo esecutore e finanziatore di interventi o di mega-piani-di-spesa decisi da pochi, senza un confronto aperto e trasparente con cittadinanza e lavoro.
- Il pensare al civismo attivo e al privato sociale in un ruolo ancillare, di sostituzione e compensazione (a bassi salari) del welfare pubblico, non come co-attore di cambiamento verso una società più giusta.
- Il dare per scontato che i tanti bisogni sociali prodotti dalla crisi vengano in misura sproporzionata scaricati sulle donne, facendo passi indietro nelle relazioni di genere, con un’esasperazione delle asimmetrie di potere a favore dei maschi nella distribuzione dei compiti di cura.
- Protezione sociale per tutte le persone a misura delle persone. Rispetto alle misure subito assunte dal Governo Italiano, abbiamo proposto con l’ASviS di legare la tutela del lavoro autonomo alla perdita effettivamente subita e di estendere la tutela a 6-7 milioni di lavoratrici e lavoratori, precari e irregolari, altrimenti scoperti. Questa estensione non solo risponde a un principio di giustizia e affronta una grave emergenza, ma rappresenta anche un’occasione per mettere il lavoro informale in contatto con lo Stato e la società civile, avviando un percorso di emancipazione verso buoni lavori. La nostra proposta ha avuto un effetto parziale sulle decisioni di Governo.
- Informazioni adeguate sui contagi. Abbiamo sin dall’inizio della crisi Covid-19 proposto un monitoraggio campionario della popolazione, essenziale nei prossimi mesi. Per quanto concerne il ricorso a sistemi di tracciabilità, essi devono avere i seguenti requisiti: chiara e convincente indicazione dell’uso che verrà fatto dei dati raccolti; memorizzazione dei dati decentralizzata; affidamento al personale sanitario della responsabilità ultima nell’indirizzare e rassicurare le persone, in coerenza con il “diritto di ottenere l’intervento umano da parte del titolare del trattamento, di esprimere la propria opinione e di contestare la decisione” sancito dal Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE (art.22). La questione è ancora aperta.
- Un programma partecipato di ripresa e adattamento delle attività produttive a misura dei contesti. A partire da indirizzi nazionali, la ripresa delle attività deve essere attuata territorio per territorio attraverso una governance condivisa fra imprese, lavoro e governi locali, così da assicurare e monitorare la sicurezza dei luoghi di lavoro e di adattare l’attività alle nuove circostanze (per esempio, consentendo a ristoranti, bar e altri negozi di occupare spazi esterni). Alcune Regioni (in particolare l’Emilia-Romagna) e Comuni seguono questo approccio..
- Un programma partecipato di ripresa dell’attività scolastica a misura dei contesti. Obiettivo primario è che le già elevate disuguaglianze, nell’accesso e nella qualità dell’istruzione scolastica, non si amplino ancora: per le differenze esistenti nlla capacità delle famiglie di affiancare l’apprendimento e per i grandi divari di qualità ed efficacia dell’insegnamento a distanza (quando esiste un’adeguata copertura digitale e sono disponibili supporti adeguati per avvalersene); per l’induzione all’abbandono della scuola che può derivare dal distacco. Stanti le forti differenze territoriali nel contagio e nella disponibilità di spazi alternativi alle aule (fra quartieri e città e fra aree urbane e rurali), sono opportuni indirizzi generali nazionali che possano essere attuati territorio per territorio attraverso un confronto pubblico, fra insegnanti, famiglie e governi locali. La questione è ancora aperta.
- Liquidità alle imprese condizionata a requisiti giusti. I prestiti con garanzia pubblica o altri interventi pubblici a sostegno delle imprese devono essere a un tempo: aggiuntivi e non sostitutivi di prestiti in essere; non essere utilizzati per il riacquisto delle azioni o il pagamento di dividendi; accompagnati da un patto sociale per cui l’impresa apre e democratizza il proprio governo societario così da dare ad altri stakeholders, lavoro e cittadini, una voce sulle decisioni strategiche, e fare in modo che la ripresa e il rilancio dell’attività possa promuovere giustizia sociale e ambientale. Nessuna di queste condizioni è al momento soddisfatta.
- Un sostegno finanziario alle organizzazioni di cittadinanza attiva. Molte di queste organizzazioni svolgono una funzione primaria nel contrasto delle emergenze sociali, offrendo protezione sociale per i più vulnerabili e contrastando l’impoverimento. L’obiettivo è di permettere a queste organizzazioni di adattare alle nuove condizioni i loro interventi. Il sostegno va allocato in base ai risultati ottenuti in passato: un metodo contemplato dalla politica di coesione europea. Questo obiettivo è stato raggiunto, anche se le risorse finanziarie previste dalla proposta del governo non sono ancora adeguate.
- Redistribuzione e contrasto degli effetti della crisi sulle piccole e medie imprese. La crisi colpisce in modo assai disomogeneo il sistema delle PMI. E’ necessario che l’effetto della crisi sia redistribuito e che si lavori a evitare la perdita di capitale fisso e umano ogni volta che sia possibile, favorendo il rinnovamento manageriale. Tre interventi andrebbero in questa direzione (per ora, nessun esito):
- Riduzione dell’orario di lavoro: si tratta di una soluzione particolarmente adatta nei numerosi distretti industriali del paese, relativamente omogenei nelle attività svolte e nelle competenze necessarie.
- Workers Buyout: si tratta di utilizzare intensamente (e di rafforzare) il meccanismo esistente per cui i lavoratori dell’azienda in difficoltà possono acquisire la proprietà dell’impresa, attraverso la formazione di una cooperativa, utilizzando anche i trasferimenti pubblici che avrebbero ricevuto in caso di fallimento.
- Partnership della Cassa Depositi e Prestiti: la CDP è stata dotata di vaste risorse per acquisire quote proprietarie o dare prestiti a imprese private. Questo intervento dovrebbe essere usato per promuovere il rinnovamento del management e dell’organizzazione delle imprese e per favorire la transizione energetica e lo sviluppo di produzioni “verdi”.
- Accrescere l’accesso alla conoscenza e indirizzare la trasformazione digitale alla giustizia sociale e ambientale. Il primo pilastro per contrastare la distruzione delle opportunità delle persone e della capacità produttiva e per indirizzare lo sviluppo nella giusta direzione è rappresentato da un drastico salto di qualità nell’accesso delle persone alla conoscenza. Un salto nel numero di persone a cui, indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche, è data l’opportunità di dare espressione alle proprie abilità istintive, alla propria capacità di imparare e scoprire, e di accedere a tutta la conoscenza disponibile, per ricostruire un proprio programma di vita. Questo riguarda sia le persone che le imprese, private e sociali. E richiede i seguenti passi:
- Missioni strategiche mirate alla giustizia sociale e ambientale che guidino gli interventi diretti e il coordinamento delle politiche nazionali realizzato attraverso il Semestre europeo.
- Creazione di tre “Imprese pubbliche Europee” che utilizzino l’”open science” prodotta dalle mille infrastrutture pubbliche di ricerca esistenti per realizzare un balzo innovativo nei campi di Salute e Invecchiamento, Transizione Energetica e Trasformazione Digitale. Si potrà così impedire che i consumatori paghino due o tre volte per quell’innovazione, attraverso le imposte, prezzi da monopolio e la fornitura gratuita dei propri dati.
- Impegno per una modifica del Trattato TRIPs (bastano poche parole) che riequilibri il principio della tutela della proprietà privata intellettuale a favore del libero accesso alla conoscenza.
- Imprese pubbliche nazionali. Il loro investimenti rappresentano il 17% degli investimenti fissi lordi privati e delle spese in R&S del paese e circa un terzo della capitalizzazione della Borsa di Milano. E’ possibile liberare il loro forte potenziale oggi sotto-utilizzato, specie nei campi energetico, digitale e della mobilità, assegnando loro missioni strategiche, promuovendone l’azione sistemica, allineando le loro strategie e le scelte delle amministrazioni centrali e regionali.
- Università. Il loro impatto sociale può essere riconosciuto, promosso e valorizzato, con particolare riguardo all’accrescimento dell’accesso agli studi, oggi minimo, al trasferimento di conoscenze alle PMI, consapevolezza culturale e scientifica della popolazione, formazione dei dipendenti pubblici.
- La crisi ha portato in luce l’importanza dei metodi di insegnamento, del ruolo di assistenza psicologica e della funzione nell’organizzazione della vita economica e familiare. E’ l’occasione per riconoscere e riformare queste funzioni, per lanciare un possente programma di contrasto dell’assai elevata povertà educativa e per tornare a riconoscere il in modo strutturale il ruolo di insegnanti e scuole nella nostra società.
- Gestione pubblica delle risorse digitali. E’ necessario sviluppare e utilizzare piattaforme digitali, nazionali e locali, indirizzare l’accelerazione della trasformazione digitale alla giustizia sociale, prendere la strada giusta a ognuna delle biforcazioni che ci attendono e assicurare un governo verificabile e democratico dei dati e degli algoritmi di apprendimento automatico, al fine di disegnare servizi fondamentali a misura delle persone.
- Promuovere servizi fondamentali, nuove attività e buoni lavori, prima di tutto nei territori marginalizzati.
- Dignità, tutela e partecipazione strategica del lavoro, in un nuovo patto con le imprese.
- Applicare lo “European Pillar of Social Rights”. Questi principi sono stati finora una vuota enunciazione. E’ ora urgente dare una priorità ad alcuni diretti e avviarne l’applicazione, ad esempio assicurando che in ogni Stato Membro dell’UE tutte le lavoratrici e i lavoratori godano di assicurazione e previdenza sociale, senza eccezioni. E’ altresì necessario avviare una revisione delle linee guida per il mercato del lavoro, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il lavoro precario.
- Attuare l’impegno dell’attuale governo a introdurre assieme: salario minimo, validità erga-omnes dei contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentativi, rafforzamento delle ispezioni.
- Ricorrere più diffusamente ai Workers Buyout come strumento di uscita dalla crisi e rigenerazione per le PMI.
- Introdurre nelle medio-grandi imprese e nei distretti industriali governance statutarie innovative, come il Consiglio del Lavoro e Cittadinanza proposto dal ForumDD. Il Consiglio include la rappresentanza del lavoro (dell’intera filiera, incluso il lavoro a tempo determinato) assieme a quella dei cittadini (portatori di interessi ambientali o del consumo) e valuta le scelte strategiche delle imprese con poteri diversi a seconda dei temi.
- Progettare una revisione del sistema di protezione sociale, che tuteli tutti in condizioni ordinarie e di shock imprevisti, e tornare a confrontarsi, in modo franco, informato e ragionevole, a livello nazionale ed europeo, sull’ipotesi di un “reddito di base universale”.
- Accrescere la libertà dei giovani nel costruirsi un percorso di vita e contribuire al futuro del paese. Già prima della crisi, l’Italia era nel pieno di una crisi generazionale profonda, segnata da numeri impressionanti. L’emergenza Covid-19 aggrava questa crisi in termini di incertezza futura e per la perdita di opportunità che grava sulle loro prospettive di vita. Ma al tempo stesso proprio i giovani sono in potenza i primi candidati per cambiare il corso del post-Covid-19, in Italia come in tutti i paesi. Affinché essi possano svolgere questo ruolo, per cogliere questa opportunità, essi devono avere competenze, autonomia finanziaria, voce e potere. Ne derivano tre linee di azione, urgenti:
- Il più forte ruolo della scuola e università, prima descritto (obiettivo strategico 1).
- Un’eredità universale ai diciottenni, incondizionata e accompagnata da servizi abilitanti dall’adolescenza, come proposto dal ForumDD (15mila euro, dal 2024) seguendo un’idea di Anthony Atkinson. Sarebbe finanziata in larga misura da una riforma delle imposte sulle eredità e donazioni, che riduce il numero dei contribuenti e aumenta la progressività, concentrando cos’ l’onere fiscale sui più ricchi.
- Un rinnovamento generazionale consapevole e deciso dei gruppi dirigenti amministrativi e politici. Per quanto riguarda le amministrazioni, a ciò può concorrere l’obiettivo strategico 5. Quanto al livello politico, si tratta di un obiettivo centrale per la mobilitazione sociale organizzata.
- Migliorare qualità e metodo delle Amministrazioni Pubbliche: cambiare facendo.
- reclutamento dei 500mila o più giovani dipendenti, reso comunque necessario dal massiccio pensionamento per ragioni demografiche, selezionati a misura delle competenze disciplinari e organizzative richieste dagli obiettivi strategici motivanti a cui sono chiamati,
- cura del loro inserimento con forme di mentoring/shadowing da parte dei dipendenti anziani più dedicati,
- congelamento e poi revisione delle norme che oggi disincentivano la discrezionalità dei pubblici dipendenti, e allo stesso tempo introdurre una rigorosa valutazione delle competenze organizzative come strumento di promozione del lavoro individuale e collettivo,
- rafforzamento della valutazione dei risultati come strumento di monitoraggio civico,
- adozione di pratiche amministrative che favoriscano la sistematica partecipazione dei cittadini ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione,
- utilizzo della trasformazione digitale per realizzare modifiche organizzative che rendano i dipendenti più autonomi e responsabili (come in esperimenti pilota esistenti).