
Tutto Chiuso, il nuovo report di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia
L’Associazione Antigone ha presentato oggi il suo XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato “Tutto chiuso”. Il documento, frutto di 102 visite di monitoraggio negli istituti penitenziari italiani, racconta una situazione critica: il sistema carcerario nazionale rimane sotto estrema pressione, con numeri che confermano una crisi strutturale affatto risolta.
Un sovraffollamento senza precedenti
Al 30 aprile 2026, nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone. La capienza regolamentare è di soli 51.265 posti, ma la disponibilità reale scende ulteriormente a 46.318 posti. Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1%: in altre parole, il sistema penitenziario contiene il 39% di detenuti in più di quanto realmente possa sostenere.
La situazione è ancora più grave in otto istituti specifici, dove il tasso supera il 200%. Lucca raggiunge il 240%, Foggia il 225%, e Grosseto il 213%. Sono ben 73 gli istituti con un affollamento pari o superiore al 150%. Solo 22 carceri in tutta Italia mantengono un livello di capienza accettabile. Un dato particolarmente preoccupante emerge dal rapporto: nonostante l’annunciato piano carceri, i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio dello stesso.
Le carceri che chiudono
Il titolo del rapporto, “Tutto chiuso”, sintetizza una tendenza allarmante: le carceri italiane si stanno progressivamente isolando. Oggi oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi l’intera giornata rinchiuso in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica, dove dovrebbe essere possibile un’attività più intensiva.
Contemporaneamente, il sistema delle misure alternative alla detenzione arretra per la prima volta. Nel 2025, le prese in carico per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono state 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. Anche la detenzione domiciliare è diminuita, passando da 14.247 nuovi casi nel 2024 a 13.519 nel 2025. Eppure, alla fine del 2025, ben 24.348 detenuti avevano un residuo di pena inferiore a tre anni e avrebbero potuto accedere a misure alternative.
Scarsi investimenti nel reinserimento
Le prospettive di reintegrazione sociale rimangono drammaticamente limitate. Solo il 29,3% dei detenuti lavora, e l’85,6% di questi lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria in mansioni poco spendibili nel mercato del lavoro. Appena il 4,9% lavora per soggetti esterni.
Anche la formazione è inadeguata: solo il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale e il 31% segue percorsi scolastici. Ancora più marginale è l’accesso all’istruzione universitaria, che riguarda appena il 3% dei detenuti.
Questi dati riflettono un sistema che non reinserisce. Infatti, il 45,9% dei detenuti è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove volte, e il 2,7% addirittura più di dieci volte. Solo il 40,8% è alla prima carcerazione.
Crisi strutturale del sistema
La crisi del sistema si manifesta anche nelle tragedie umane. Nel 2025, 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026, i suicidi sono 24: in meno di un anno e mezzo, 106 persone detenute hanno perso la vita per suicidio. Gli atti di autolesionismo rimangono oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti, con in media un detenuto su cinque che compie gesti autolesivi.
Dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti. Un numero che supera i 4.000 ricorsi della sentenza Torreggiani contro Italia, che aveva condannato il nostro paese presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Non è questione di criminalità crescente
Secondo Antigone, l’aumento del numero di detenuti non dipende da un’impennata della criminalità. I reati in Italia rimangono sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%. Anche gli ingressi in carcere continuano a diminuire.
Ciò che cresce, invece, è la severità del sistema penale. Dall’inizio della legislatura, il governo ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena. Sono proprio le pene più lunghe a gonfiare la popolazione carceraria, non un aumento della commissione di reati.
Una deriva anche nella giustizia minorile
La crisi del sistema carcerario italiano non riguarda solo gli adulti. Nel giugno 2025, Antigone, Defence for Children Italia e Libera hanno lanciato un appello pubblico sulla giustizia minorile italiana, segnalando una preoccupante regressione di un sistema che era stato per anni un modello europeo. Negli ultimi anni, il principio della centralità della funzione educativa è stato progressivamente sostituito da una logica sempre più repressiva e securitaria. I ragazzi e le ragazze coinvolti nel circuito penale vengono sempre più guardati come soggetti da punire piuttosto che come persone da accompagnare in percorsi di responsabilizzazione e cambiamento.
Da questa consapevolezza è scaturita una proposta audace: gli Stati Generali della giustizia minorile. Avviati dopo un’assemblea pubblica tenutasi il 25 febbraio 2026 a Roma, questa iniziativa rappresenta un percorso collettivo di confronto che coinvolge esperti, operatori, organizzazioni sociali e istituzioni. L’obiettivo è duplice: riflettere sulla condizione giovanile e sulle risposte offerte dal sistema penale, e al contempo elaborare proposte concrete di riforma da presentare al Governo e al Parlamento.
Gli Stati Generali si articolano attraverso sei tavoli tematici: questione giovanile e reazione penale, detenzione minorile, area penale esterna e comunità minorili, giovani migranti nel sistema di giustizia, competenze e risorse, e salute a misura di minorenne.
Di fronte a un sistema che rischia di rispondere alla complessità dell’adolescenza con strumenti sempre più punitivi, si è aperto uno spazio di confronto serio, plurale e competente. Come suggerito da questa iniziativa e dal rapporto di Antigone, la vera sicurezza non si costruisce con l’isolamento e la punizione, ma con investimenti nell’educazione, nella responsabilizzazione e nelle opportunità di reinserimento.