
La misura della disuguaglianza: nel nuovo report di Medici Nel Mondo sulla crisi del SSN anche il progetto Arghillà
È stato presentato oggi presso la Camera dei Deputati il report “La misura della disuguaglianza. Crisi del Servizio Sanitario Nazionale e divari nell’accesso alla prevenzione e alle cure oncologiche in Italia”, realizzato da Medici del Mondo Italia. Un’analisi che fotografa le crescenti disuguaglianze nell’accesso alla salute nel nostro Paese e richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di investire in modo strutturale nel Servizio Sanitario Nazionale.
Presentato alla presenza dell’On. Luana Zanella, Capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera dei Deputati, e di Serenella Caravella, economista e ricercatrice SVIMEZ, il report rappresenta la prima edizione di un lavoro che Medici del Mondo intende portare avanti negli anni per monitorare lo stato del diritto alla salute in Italia.
Il documento evidenzia come la crisi del Servizio Sanitario Nazionale non sia il risultato di un’emergenza temporanea, ma l’esito di un processo di lungo periodo caratterizzato da definanziamento progressivo, riforme incompiute e crescente ricorso alla sanità privata. Tra il 2010 e il 2019, infatti, alla sanità pubblica sono stati sottratti o non assegnati oltre 37 miliardi di euro rispetto alle risorse programmate, mentre oggi la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del PIL, al di sotto della media europea e OCSE.
Parallelamente cresce il peso della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini, che ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria complessiva. Una quota che supera ampiamente la soglia del 15% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come limite oltre il quale risultano compromessi i principi di universalità ed equità nell’accesso alle cure.
Tra le conseguenze più evidenti di questa situazione vi sono l’allungamento delle liste d’attesa, la carenza di personale sanitario, le profonde differenze regionali nell’offerta dei servizi e la crescente rinuncia alle cure. Solo nel 2024, oltre 5,8 milioni di persone hanno dichiarato di aver rinunciato almeno a una prestazione sanitaria per motivi economici o a causa dei tempi di attesa troppo lunghi.
L’oncologia rappresenta il principale ambito di osservazione scelto dal report per analizzare le fragilità del sistema. Nel 2023 in Italia sono state stimate circa 395.000 nuove diagnosi di tumore maligno e proprio l’accesso ai percorsi oncologici mette in luce profonde disparità territoriali. I dati relativi agli screening sono particolarmente significativi: l’adesione agli screening mammografici organizzati raggiunge il 63,2% nel Nord Italia ma si ferma al 40,1% nel Sud e nelle Isole. Ancora più critica la situazione in Calabria, dove aderisce ai programmi di screening mammografico soltanto il 22,1% della popolazione target e appena il 5,2% a quelli per il tumore del colon-retto.
Le regioni meridionali registrano inoltre una minore spesa sanitaria pro capite, una ridotta presenza di strutture ad alta specializzazione e una maggiore mobilità sanitaria, che costringe ogni anno migliaia di persone a spostarsi verso altre regioni per ricevere cure adeguate. Non sorprende quindi che la mortalità oncologica evitabile risulti più elevata nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.
In questo contesto trova spazio nel report anche l’esperienza di Arghillà, quartiere periferico di Reggio Calabria caratterizzato da forti condizioni di marginalità sociale, vulnerabilità economica e difficoltà di accesso ai servizi sanitari.
Il progetto sviluppato da Medici del Mondo e sostenuto dalla Fondazione Haiku Lugano è stato selezionato come caso di studio per la sua capacità di promuovere percorsi di prossimità e facilitare l’accesso alla prevenzione oncologica tra le persone più vulnerabili. Attraverso attività di promozione della salute, accompagnamento agli screening e lavoro di rete con operatori sanitari, associazioni e servizi territoriali, il progetto ha contribuito ad avvicinare ai percorsi di prevenzione persone che, diversamente, sarebbero rimaste escluse.
Come evidenziato nel report, l’esperienza di Arghillà dimostra come sia possibile ridurre ostacoli economici, informativi, organizzativi e culturali all’accesso alle cure attraverso interventi territoriali capaci di costruire fiducia, prossimità e relazioni con le comunità locali. Un modello che mostra concretamente come la tutela del diritto alla salute passi anche attraverso la presenza nei territori più fragili e la capacità di raggiungere chi rischia di restare ai margini dei servizi.
L’inserimento del progetto all’interno del report nazionale rappresenta un importante riconoscimento del valore delle esperienze che operano quotidianamente per contrastare le disuguaglianze sanitarie e promuovere una maggiore equità nell’accesso ai diritti fondamentali. La presenza del caso Arghillà conferma inoltre l‘importanza di investire nella medicina di prossimità e nelle comunità più vulnerabili, affinché il diritto alla salute possa essere garantito a tutte e tutti, indipendentemente dal reddito, dal luogo di residenza o dalla condizione sociale.
Il report completo è disponibile sul sito web di Medici Nel Mondo.