1 Luglio 2026

La prima Settimana delle Periferie si chiude con 10mila persone e oltre 70 eventi in tutta Italia

Dal 22 al 28 giugno 2026, le periferie italiane hanno preso parola da protagoniste per cambiare la narrazione

La prima edizione della Settimana delle Periferie si è conclusa: sette giorni in cui le periferie italiane non sono state oggetto di racconto altrui, ma hanno scelto come e cosa raccontare di sé. I numeri parlano chiaro: oltre 10.000 persone coinvolte, più di 70 eventi distribuiti in tutto il paese, da Roma a Palermo, da Genova a Torino, da Napoli a Lecce, dall’entroterra siciliano alla Sardegna, passando per le Marche e la Calabria. Un’iniziativa nata dalla collaborazione tra Fondazione Charlemagne e la Commissione parlamentare sulle periferie, che ha scelto come momento simbolico la Giornata Nazionale delle Periferie Urbane del 24 giugno per affermare un concetto semplice ma necessario: le periferie esistono, non come margini ma come spazi di possibilità, che quotidianamente creano comunità proiettandosi al futuro.

Una mappa del paese di cui ancora non si parla

Il calendario della Settimana ha attraversato l’Italia da nord a sud, e da est ad ovest disegnando una mappa alternativa del paese: quella delle realtà civiche, delle cooperative sociali, dei comitati di quartiere, delle associazioni di promozione sociale che ogni giorno lavorano nei territori.

A Roma, fulcro di oltre quaranta iniziative diffuse in tutti i quadranti della città, le periferie si sono animate con una varietà che sfida ogni narrazione semplificatrice. Tra le tante, al Prenestino, La Maison APS ha aperto una mostra fotografica in cui persone con disabilità hanno restituito il loro sguardo sugli spazi urbani. A Pietralata, Liberi Nantes ha portato in campo un’amichevole di calcio nel segno della Refugee Week, trasformando lo sport in uno strumento di memoria migrante. A Quartaccio, la grande festa di chiusura del percorso comunitario “Live in Quartaccio” promossa da Zip Zone di Intersezione Positiva APS ha celebrato mesi di laboratori di educazione, arte e ambiente, coronati dalla nascita di una biblioteca all’aperto sulla flora urbana. A Corviale, Calciosociale ha continuato il suo centro estivo, perché l’estate non è una pausa ma un tempo di crescita. Al Laurentino 38, APS Pontedincontro ha chiuso la stagione con un workshop di kintsugi – l’arte giapponese di riparare con l’oro – come metafora perfetta del lavoro di cura che si fa ogni giorno nei quartieri. La Fondazione Piccolo America ha illuminato per cinque sere le piazze di Casale della Cervelletta e Monte Ciocci con il Cinema in Piazza. Retake Roma è tornata sulle aiuole di Largo Don Orione, con residenti, anziani e bambini. A Ostia, biologi marini di APS Sotto al Mare hanno guidato una biopasseggiata sul litorale. A Testaccio, la Falegnameria Sociale di K_Alma ha costruito con la cittadinanza una panchina in legno sopravvissuto alla tempesta Vaia, impreziosita dai versi dei Poeti del Trullo.

A Napoli, nella Scampia che non vuole essere solo cronaca, la Fondazione Alessandro Pavesi ha raccontato la storia di (R)esistenza, spazio sottratto alla camorra e restituito alla comunità, e Libera contro le mafie ha rinnovato il torneo “Libera in Goal”, trent’anni di calcio contro le mafie nel nome di Antonio Landieri. A Palermo, tra Borgo Vecchio, Danisinni, ZEN e Kalsa, le periferie siciliane hanno ospitato laboratori creativi per bambini, una settimana di giochi senza frontiere, un ricamo collettivo transfemminista e tre giorni di formazione sull’etica efficace. A Cagliari, il Teatro Dante di Pirri si è trasformato per una sera in un palcoscenico di arti vive. Nell’entroterra siciliano, ad Aidone, Barrafranca, Pietraperzia e Santa Caterina Villarmosa, tutti comuni a rischio spopolamento, Associazione Don Bosco 2000 ha piantato alberi insieme alle comunità di accoglienza, come gesto condiviso di cura e di futuro.

A Lecce, nel quartiere Ferrovia, la Fondazione Emmanuel ha aperto la Casa Comune per un incontro sulla centralità della persona nelle periferie urbane. A Pesaro, a Torino, a Milano, a Genova e in Liguria, dove infine Defence for Children International ha portato i ragazzi di RapLab sul palco di una festa di quartiere e poi all’Istituto Penale Minorile di Pontremoli, ogni territorio ha portato la propria voce all’interno di un coro che per una settimana ha risuonato in tutta Italia.

Una parola per descrivere la tua periferia

In occasione della Settimana, abbiamo chiesto alle associazioni e ai comitati di quartiere partecipanti di fermarsi un momento e trovare una sola parola per raccontare il proprio territorio. Le parole che sono arrivate compongono un vocabolario inedito, vivo, contraddittorio e vero come solo la realtà sa essere:

Resistente. Fioritura. Comunità. Sudore. Reale. Isola che non c’è. Cura. Trasformazioni. Unitarietà. Transgenerazionalità. Eterogeneo. Relazione. Isolati. Radici nel cemento. Inclusione. Poliedrico. Floreale. Amichevole. Multiculturale. Materiale inespresso. Perseveranza.

Parole che non si trovano nelle pagine nazionali ma che raccontano l’ostinazione e la fiducia di chi ogni giorno si impegna per il futuro della propria comunità. Di generazioni che si trasmettono qualcosa senza saperlo formalizzare. Di luoghi che sembrano isole e invece sono connessi a tutto. Di “materiale inespresso” che aspetta solo di essere visto: questo vocabolario è, forse, il risultato più prezioso della prima Settimana delle Periferie.

La parola della presidente

«Nelle periferie italiane esistono già prassi importantissime di dialogo tra cittadini, gruppi organizzati, realtà spontanee e amministrazioni locali», afferma Stefania Mancini, presidente di Fondazione Charlemagne. «Quello che vogliamo è che queste prassi diventino prassi  nazionale. La filantropia — come ci insegna Otto Scharmer — può essere il collante e il facilitatore tra istituzioni e comunità. Per questo quest’anno abbiamo inserito nel programma Periferiacapitale la presenza di ASGI, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, per sostenere contenziosi strategici su difficoltà concrete che emergono nei territori. Se questo movimento continua a partire dal basso, non è possibile che non contamini anche chi sta in alto. L’ambizione di cambiare la narrazione è legittima. E’ urgente. Forse siamo tutti un po’ stanchi di sentirci raccontare solo il negativo: io vorrei che i media ci raccontassero anche il buono. Questa Settimana è stata, tra le altre cose, la prova che il buono c’è, è diffuso, e merita di essere visto.»

Una prima edizione, non un punto di arrivo

La Settimana delle Periferie 2026 è stata la prima edizione, a cui desideriamo seguano tante altre. In sette giorni, più di settanta realtà hanno dimostrato che le periferie italiane sono laboratori di innovazione civica, spazi di cura collettiva, luoghi dove si sperimenta ogni giorno ciò che altrove si teorizza. Che la prossimità non è un limite ma un metodo. Che la fiducia reciproca tra comunità, istituzioni e terzo settore non è utopia: è già in corso, in molti luoghi, con fatica e con orgoglio. Per questo, il programma Periferiacapitale di Fondazione Charlemagne continua il suo lavoro di accompagnamento alle realtà civiche nelle periferie romane e italiane: perché le periferie non hanno bisogno di essere salvate, hanno bisogno di essere ascoltate.