< Torna alle news

Condividi

Le 6 raccomandazioni del Climate Solutions Forum di F20

Soluzioni concrete per un futuro sostenibile è questo il messaggio per i leader del G20 dall’incontro promosso da Foundation Platform F20 che si è concluso oggi 30 settembre a Milano. Gli interventi di Ban Ki-moon, già segretario generale dell’Onu e di John Kerry inviato speciale di Biden per le emergenze climatiche

Indicare possibili priorità e identificare sfide e opportunità nella lotta ai cambiamenti climatici e nello sviluppo di resilienza in un mondo post-Covid da consegnare ai leader del G20. Questo l’obiettivo del F20 Climate Solutions Forum 2021, incontro annuale promosso da Foundations Platform F20, un network internazionale di più di 70 fondazioni che promuovono lo sviluppo sostenibile che si è concluso oggi – 30 settembre – a Milano.
L’edizione 2021 del Forum, dal titolo “Green Recovery, Sustainable Finance, Just Transition: Putting Words into Deeds” è stata co-organizzata da Fondazione Cariplo, in collaborazione con altre fondazioni partner di F20 – Fondazione Unipolis, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione di Comunità di Messina – e con il supporto di Assifero, ASviS e ACRI.

Al Forum hanno partecipato, tra gli altri: John Kerry, attualmente inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti d’America per la gestione del clima ed emergenze climatiche; Ban Ki-moon già segretario generale delle Nazioni Unite; Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research; Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Nel dialogo con gli esperti internazionali e i leader politici e della società civile, sono intervenuti anche Francesco Profumo, presidente Acri, Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Banfi, membro della Commissione Centrale di Beneficienza di Fondazione Cariplo, Pierluigi Stefanini, presidente e portavoce di ASviS e presidente di Fondazione Unipolis, Maria Luisa Parmigiani, direttrice di Fondazione Unipolis e Co-chair di F20, Alberto Anfossi, segretario generale Fondazione Compagnia di San Paolo.

I capi di stato hanno un’occasione straordinaria e un obbligo a fare ciò che serve affinché il mondo possa evitare il disastro climatico ed è imperativo che i paesi del G20 spingano nella stessa direzione in questa azione cruciale

Sei le raccomandazioni di F20 ai leader dei paesi più industrializzati del mondo emerse al termine della due giorni del Forum.

I Paesi del G20 dovrebbero:

  1. Unire le forze con il G7 e far convergere l’impegno a livello nazionale dei paesi membri per contrastare l’impatto economico e sociale della crisi globale generata dalla pandemia da Covid-19, con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e l’accordo di Parigi sul clima. I Paesi del G20 devono coordinarsi e realizzare una ripresa globale che sia verde, resiliente, sana ed equa per tutti. Priorità da mettere al centro dei piani di ripresa nazionali, assicurando un’adeguata disponibilità di risorse finanziarie. Il G7, sottogruppo del G20, deve dare in primis l’esempio e aumentare le proprie ambizioni rispetto agli impegni attualmente assunti attraverso i Nationally Determined Contributions (Contributi promessi stabiliti a livello nazionale).
  2. Impegnarsi per raggiungere “emissioni zero”, in linea con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 1,5°C, specificando le fasi e gli obiettivi intermedi previsti fino al 2030. Questo comporta di riconoscere la centralità sia della fase di eliminazione rapida dei combustibili fossili che delle cosiddette Nature-based Solutions: non c’è spazio per una compensazione delle emissioni di gas serra non sostenibile e non regolamentata.
  3. Garantire una Transizione Equa entro il 2030 definendo obiettivi intermedi concreti, anche con la partecipazione attiva di diversi stakeholder – dalle comunità e lavoratori a livello locale al settore privato e mondo accademico – alla stesura dei piani nazionali per la Just Transition. Con un approccio olistico, per non lasciare nessuno indietro, che tenga opportunamente conto delle diseguaglianze tra paesi e all’interno dei paesi stessi, e in cui welfare sociale, diritto alla salute e gli interessi delle future generazioni siano le grandi priorità.
  4. Decarbonizzare la finanza e gli investimenti rendendo obbligatori piani di decarbonizzazione per le istituzioni finanziarie, anche al fine di concretamente attuare lo “spostamento dei trilioni” e colmare il “Climate Finance Gap”.
  5. Concedere l’alleggerimento del debito, anche attraverso interventi di moratoria del debito, ai paesi altamente indebitati atti a consentire la loro ripresa e il loro sviluppo economico.
  6. Rendere il nesso Acqua-Energia-Cibo-Salute e il nesso Clima-Biodiversità parti integranti e fondamentali delle agende del G7 e del G20. Questo significa anche una maggiore convergenza con il Summit Onu sulla Biodiversità e la COP 26 sul clima che quest’anno puntano a raccogliere un impegno concreto per la protezione e ripristino di alcune aree naturali maggiormente a rischio (Amazzonia, Congo/Uganda, Borneo). E lo faranno anche le Fondazioni e la Filantropia, sempre più impegnate in progettualità cross-settoriali e inclusive.

«Foundations Platform F20 riunisce più di 70 organizzazioni filantropiche che chiedono con forza azioni più ambiziose e finanziamenti per il clima da parte delle nazioni del G20 per allineare la loro agenda all’Accordo di Parigi per il clima e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Che le fondazioni stiano prendendo posizione in questi anni cruciali è un segno importante». ha dichiarato Klaus Milke, presidente di Foundations Platform F20.
Nel suo intervento (in alto il video), Ban Ki-moon ha ribadito la centralità del prossimo G20 nella sfida al cambiamento climatico: «Ad ora gli interventi globali per affrontare la crisi climatica sono largamente insufficienti rispetto a quello che serve. I leader sono di fronte a una straordinaria opportunità di agire ma il tempo a disposizione si sta esaurendo. La leadership del G20 è cruciale per garantire un futuro più sicuro. Il G20 rappresenta il 90% del PIL mondiale, l’80% del commercio globale e l’80% delle emissioni. Quello che succederà al G20 a fine ottobre sarà quindi determinante per la COP26».

L’articolo prosegue su: http://www.vita.it/

Condividi

Altri articoli

Send this to a friend