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Cosa è successo nel 2021 al Non Profit italiano

Tra emergenza sanitaria, crisi economica e riforma del Terzo settore, il 2021 è stato un anno particolarmente intenso per il non profit italiano. Chiamate come sempre a riorganizzarsi per rispondere ai bisogni emergenti delle comunità, le oltre 360mila organizzazioni (ultimo aggiornamento del Censimento permanente delle istituzioni non profit dell’Istat) che operano ogni giorno per il bene comune, hanno vissuto 12 mesi particolarmente impegnativi anche per l’attuazione della nuova normativa che li coinvolge.

La riorganizzazione delle attività in sicurezza, la gestione della crisi economica, i nuovi adempimenti previsti dall’attuazione della riforma del Terzo settore: è stato un lungo e importante anno per migliaia di enti. Una carrellata sui principali step e le novità legislative degli ultimi 12 mesi.
Articolo di  DI LARA ESPOSITO, 29 DICEMBRE 2021 da https://www.cantiereterzosettore.it/

Da un punto di vista legislativo, sicuramente la novità più rilevante è stato l’avvio lo scorso 23 novembre del registro unico nazionale del Terzo settore, un percorso appena iniziato che prevede una serie di step nei prossimi mesi del 2022 (a questo link 11 “memo” per avere un quadro completo). La sua operatività è stata preceduta dallo stanziamento da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per Regioni e Province autonome di 36 milioni di euro. Sempre quest’anno, è arrivata una nuova proroga al 31 maggio 2022 per le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le Onlus che vogliano adeguare il proprio statuto alle indicazioni della riforma del Terzo settore utilizzando le maggioranze semplificate la modifica degli statuti.

Il 2021 ha registrato anche l’uscita del decreto ministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulle attività diverse svolte dagli enti del Terzo settore, in cui vengono definiti i limiti dei ricavi rispetto a quelle di interesse generale, distinte solo per la loro natura “strumentale”. Si completa anche un altro importante tassello nella vita degli enti del Terzo settore con la pubblicazione dei nuovi modelli di rendicontazione per il 5 per mille. Con una circolare, inoltre, il Lavoro ha chiarito che quest’ultimo è escluso dal conteggio dei contributi pubblici al non profit previsto dalla legge 124 del 2017 la cui pubblicazione è obbligatoria per gli enti che hanno ricevuto più di 10.000 euro.

E se da un punto di vista normativo il rapporto tra Pubblica amministrazione e Terzo settore era già definito, il 2021 ha segnato un balzo in avanti nella sua attuazione con la pubblicazione delle linee guida che chiariscono definitivamente i confini della co-programmazione e co-progettazione e sbloccano il rapporto tra codice del Terzo settore e codice dei contratti.

Novità importanti anche per quanto riguarda le tante organizzazioni sportive impegnate sul territorio nazioni con l’approvazione della riforma dello sport. Questo è stato anche l’anno dell’approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che prevede, tra le altre cose, il riconoscimento della co-progettazione con gli enti del Terzo settore per la realizzazione delle attività e una serie di investimenti anche sul Servizio civile universale.

Non sono mancate quest’anno le note interpretative pubblicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che vanno a coprire eventuali vuoti normativi o a chiarire punti poco chiari. Tra queste, sono arrivate indicazioni sull’autonomia statutaria delle reti associativesul ruolo degli uffici regionali del registro unico sul controllo della verifica dei quorum, sulla vidimazione del registro dei volontari, sulla nomina del presidente in un ente del Terzo settore, sull’obbligo di redazione del bilancio sociale per le Onlus e, soprattutto, su ordinamento e amministrazione, volontariato e registro unico.

Ma non tutte le novità sono arrivate dal dicastero del Lavoro. Alcune indicazioni sul Terzo settore sono arrivate anche dall’Agenzia delle entrate, in particolare con un pronunciamento su donazioni e raccolte fondi. Un importante passo in avanti, inoltre, è stato fatto anche con il via libera al regime fiscale per il social lending a partire dall’avvio del registro unico nazionale, previsto nella conversione del decreto legge Governance e semplificazioni, che contiene anche novità per gli enti religiosi e sul computo degli associati nelle organizzazioni di volontariato.

È nel decreto fiscale che è contenuta la sorpresa meno gradita: il passaggio dall’attuale esclusione all’esenzione dell’Iva a partire dall’1° gennaio 2022 anche per i servizi prestati e i beni ceduti dagli enti nei confronti dei propri soci. Nonostante sia già in discussione in Parlamento il rinvio di due anni dell’entrata in vigore della norma, il rischio per le organizzazioni rimane alto fino alla sua completa cancellazione.

Le principali novità per le imprese sociali

Tra gli step più importanti di quest’anno, non si può non partire dall’adozione con decreto ministeriale delle linee guida per l’individuazione delle modalità di coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e degli altri soggetti direttamente interessati alle attività dell’impresa sociale. Per questa particolare qualifica, lo stesso ministero ha anche dato indicazioni sulla destinazione d’uso di sedi e locali, sui criteri per calcolare i ricavi e indicato il 30 giugno quale data di scadenza per il deposito del bilancio sociale.

Rimangono ancora aperta alcune questioni, tra cui l’incompatibilità delle qualifiche di startup innovative con quella di impresa sociale stabilita da un pronunciamento del Mise in accordo con il Ministero del Lavoro.

Nuovo Consiglio nazionale del Terzo settore e Organismo di controllo per i Centri di servizio per il volontariato

Dopo il suo rinnovo a metà giugno, il Consiglio nazionale del Terzo settore si è riunito a fine luglio, presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando. Sempre nei mesi estivi, è stato nominato il nuovo Organismo di controllo (Onc) dei centri di servizio per il volontariato, i cui componenti rimarranno in carica per altri 3 anni.

Emergenza sanitaria: dalle attività consentite, ai sostegni, fino all’obbligo di green pass

Tra le grandi sfide per le organizzazioni non profit di questo lungo 2021 c’è stata la gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 (a questo link una sezione dedicata) e le strategie per continuare ad operare in sicurezza. Una corsa a ostacoli, dalle riaperture dopo il lungo inverno, seguendo sempre le linee guida per operare al meglio, alla possibilità di continuare la vita associativa svolgendo le assemblee in modalità telematica, alle proroghe per la redazione del bilancio sociale. In questo anno così delicato, gli enti hanno potuto fare affidamento su una serie di misure di sostegno, dall’accesso al superbonus (su cui si è espressa anche l’Agenzia delle entrate), ai contributi a fondo perduto erogati con il decreto “Ristori”, dal bonus sanificazione ai contributi del Decreto Sostegni e Sostegni bis, ai 210 milioni di euro del Fondo straordinario per il sostegno al terzo settore fino agli 80 milioni stanziati per gli enti che hanno lavorato all’emergenza sanitaria stanziati dall’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Dal 15 novembre, inoltre, è entrato in vigore il decreto legge che introduce l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro pubblici e privati, anche per i volontari. Nuove indicazioni sulle riaperture, quindi, e utilizzo della certificazione verde: vista la nuova normativa gli enti hanno riorganizzato le proprie attività in base alle indicazioni governative che, considerando quanto sia ancora lontano il pieno ritorno alla normalità, sono in continua evoluzione.

Europa e non profit nel 2021
Arriva dal Portogallo un documento di indirizzo importante per le nostre comunità: è dello scorso maggio, infatti, la Dichiarazione di Porto sulle questioni sociali, redatta in occasione del Summit sociale dei Capi di Stato e di Governo europei, che si esprime su lavoro, giovani e lotta alle discriminazioni, facendo riferimento anche alle imprese sociali. A queste linee di indirizzo, si aggiunge l’adozione del programma del Corpo europeo di solidarietà 2021-2027 (con una dotazione complessiva di oltre 1 miliardo di euro). Un altro passo importante di quest’anno è l’approvazione dal Parlamento europeo il regolamento di adozione del “Fondo sociale europeo plus” che stanzia 88 miliardi di euro per il 2021-2027 per affrontare la disoccupazione e la povertà nell’Ue in seguito alla crisi innescata dalla pandemia. È di poche settimane fa, infine, la presentazione del Piano d’azione europeo per l’economia sociale che coinvolge una serie di imprese, organizzazioni e soggetti giuridici, come le imprese sociali, le cooperative, le società di mutuo soccorso, le associazioni senza scopo di lucro e le fondazioni.

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